la nebulosa

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Carichi la lavatrice standole seduta davanti
e dopo che l’hai fatta partire attendi,
anche se non me lo hai mai confessato,
che qualcosa sia rivelato nella schiuma grigia,
mia inconsapevole mistica. Così me l’hai
indicata più volte, proprio in mezzo a tutto
quanto, la Testa di cavallo. Quel giorno
ho avuto l’impressione che il nostro bagno
cieco, per un istante,
divenisse l’asse attorno a cui si dispiega
lo stesso universo: dovrebbe trattarsi
della Testa di cavallo – nebulosa fabbrica
di stelle. Tieni le gambe incrociate come
un capo Cheyenne delle Grandi Pianure
e con l’indice segui le traiettorie interminabili
delle code cosmiche, slip e t-shirt e jeans
e le sindoni di un pascolo in Cadore.
Ci domandiamo come sia possibile che calzini
e polsini si annodino tra loro nel ricongiungimento
di ogni opposto. Abbiamo fatto pace,
mi domando. Il Mare del Nord sta
per esondare dalla fotografia alle tue spalle
e la mia speranza è che ci trascini lontano.
Dopo avermi dato un bacio sulla guancia
mi dici che stenti a credere nell’esistenza
di questa macchina, capace di riavvolgere,
due clic, ammorbidente, detersivo,
il tempo, che ci appare allora inesauribile.

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